giovedì 13 marzo 2014

Lettera aperta al Presidente Pigliaru

Gentile Presidente,
La Rete della Donne Alghero desidera rivolgersi alla sua persona, oltre che per complimentarsi con Lei del risultato elettorale ed augurarle buon lavoro, per esprimere profonda indignazione e preoccupazione per la poca rappresentanza femminile nel Parlamento Sardo, un Parlamento monosessuato con sole 4 donne su 60 consiglieri.

Il Parlamento Sardo che abbiamo recentemente eletto conferma una pericolosa fase di stallo della democrazia sarda, una democrazia non ancora matura perché incapace di determinare un'equilibrata rappresentanza dei generi. Una democrazia senza tale equilibrio non può dirsi vera democrazia. 
Da troppo tempo questa situazione non viene affrontata con la giusta chiarezza e forza, preferendo, alla ricerca di soluzioni, la reiterazione cieca e ottusa del vecchio modello maschile di gestione del potere, quello che pensa a preservare sé stesso e che esclude le donne. 
Il manifesto più grave e clamoroso di questo atteggiamento l'abbiamo potuto vedere nell’agosto del 2013, in occasione della bocciatura in Aula della doppia preferenza di genere nella legge elettorale della nostra Regione, una norma bocciata per la seconda volta, con voto segreto e trasversale, da 45 consiglieri contro 21. Diamo un nome preciso alle cose: quello a cui abbiamo assistito in quella circostanza è un vero atto di femminicidio politico. Un atto vile e irresponsabile, a cui è conseguito questo esito elettorale.
Un esito che ha visto, Sig. Presidente, una significativa quota di astensionismo dal voto riferibile alle donne, sintomo anch'esso di un preoccupante allontanamento delle donne dalla vita politica. Una mancata partecipazione che denuncia la disaffezione di molte donne nei confronti del dibattito pubblico, disaffezione che deriva essenzialmente dal fatto che esse si sentano respinte e scarsamente coinvolte dalla politica tradizionale.
Occorre reagire immediatamente a questo stato di cose, Presidente Pigliaru. 
Occorre revisionare il modello della politica, un modello finora curvato unicamente sui tempi, sull'organizzazione e sul linguaggio maschile.
Occorre chiedere alle formazioni partitiche di aprire le loro organizzazioni alle donne, ricercando forme nuove di coinvolgimento e favorendone l'ingresso nei loro organismi dirigenti. 
E ancora. 
Promuovere l'associazionismo femminile e ogni forma di aggregazione sociale che consenta alle donne di costruire spazi di dibattito, di elaborazione politica e di azione.
Sostenere il progresso delle donne e l’accrescimento del potere di azione delle donne sarde, rimuovendo tutti gli ostacoli sociali e culturali che impediscono alle donne di svolgere un ruolo attivo all'interno dello spazio politico e pubblico.
Incoraggiare le donne e chiedere loro di fare la propria parte, responsabilmente. 
Occorre infine mettere in atto misure urgenti che operino nella direzione del riequilibrio tra i generi e del riconoscimento del ruolo paritario delle donne in politica, dando piena attuazione ai principi della nostra Costituzione e della Legge Statutaria della Sardegna.
Ecco perché, Presidente Pigliaru, Le chiediamo di inserire immediatamente nell’agenda politica del Consiglio regionale una legge elettorale che introduca la doppia preferenza di genere, così come ha già fatto la Regione Campania. Questa decisione da parte sua sarebbe il segnale di cui c'è veramente bisogno per indicare in modo chiaro e netto a tutti noi sardi, donne e uomini, quale tipo di società vogliamo costruire e che tipo di comunità dobbiamo riuscire ad essere.
Sig. Presidente, la Sardegna si prepara ad affrontare importanti e complesse sfide, in alcuni casi vere e proprie emergenze: l'occupazione e il sostegno alle nostre imprese, la ricerca e l'elaborazione di nuovi modelli di sviluppo, la lotta all'esclusione sociale, la crescita dei nostri giovani attraverso il rafforzamento della loro istruzione e delle loro competenze. 
Il contributo che le donne possono e devono dare su questi temi è di fondamentale importanza. La mancata partecipazione delle donne a questi processi sociali e decisionali avrebbe un costo grandissimo in termini di innovazione e di sviluppo per la Sardegna, un costo che la nostra società sarda non può permettersi di sostenere. Continuare a rinunciare all'energia intellettuale delle donne, alla loro esperienza, alla loro competenza e sensibilità, al loro sguardo sul mondo, sarebbe un errore grave e comporterebbe una grande perdita per la nostra economia. La Sardegna ha bisogno delle sue donne. 
E allora, Presidente Pigliaru, faccia quel che serve ed è giusto. Decida di costruire una Sardegna democratica – davvero. 
Alghero, 8 marzo 2014

Se condividi questa lettera, grazie per diffonderla e firmarla: QUI. 



Ci auguriamo davvero che il presidente Pigliaru vorrà dare asolto alle donne di Alghero... e con loro a tutte le donne sarde. E A TUTTI I POLITICI DICIAMO: ASCOLTATE LE DONNE!

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martedì 18 febbraio 2014

Non è sfacciato al limite del fuorilegge, il nuovo Consiglio Regionale della Sardegna?

Il nuovo presidente Pigliaru forse rimedierà in qualche modo al momento di formare la giunta. Il nuovo consiglio regionale, però, dovrebbe essere considerato illegittimo. Già era un disastro prima, ora è anche peggio: è vergognosamente squilibrato; non rappresenta in alcun modo le donne, è una vergogna per la Sardegna. Ancora più maschile di quanto fosse prima, e non ci si venga a dire che ci vuoi fare? le donne non sono state votate! perché se solo avessere avuto pari opportunità lo sarebbero state eccome. Ma l'affossamento che, con il rivoltante trucchetto del voto segreto, è stato fatto nella legislatura precedente della legge sulla doppia preferenza ha dato i suoi frutti. 
Marci. 
E così, sarebbe questo, il "cambiamento" che ci tocca vedere.
56-57 maschi e solo 3 donne. Massimo 4, alla fine dei giochi. 
Sarebbe una situazione da denunciare sal TAR.
Ed ecco qui il bello spettacolo con cui l'isola si presenta al mondo, non in era pre-1946, ma oggi: 18 febbraio 2014.

lunedì 10 febbraio 2014

Candidati alle elezioni regionali: rispondete alle donne

Pochi giorni per decidere: il 16 febbraio la Sardegna vota per il nuovo Consiglio Regionale e il nuovo presidente della Giunta. Eppure molti ancora nemmeno sanno che si deve andare a votare.. e fra chi lo sa è altissimo il numero degli indecisi e di chi pensa di astenersi. Un quadro sconfortante, considerato che la Sardegna ha bisogno di scelte urgenti e di visioni radicalmente nuove, in economia, ambiente, politiche di genere. E abbiamo bisogno di più donne e pensiero femminile.
A proposito di democrazia paritaria: nella scorsa legislatura il Consiglio Regionale uscente ha dato di sé pessimo spettacolo rifiutando di inserire la doppia preferenza di genere nella nuova Legge Elettorale. Andrà meglio con il prossimo? Le donne esigono, e meritano, di sapere con precisione quali sono anche in questo senso gli orientamenti dei candidati. Per questo Snoq Cagliari ha condensato in questo video le domande che come elettrici rivolgiamo loro. 



Candidati: rispondete! Prima di votare vogliamo conoscere le vostre posizioni senza reticenze.

In attesa di conoscere le risposte, vi ricordiamo chi sono i candidati:

•  0. per il Movimento 5Stelle, che non si presenta, nessun candidato;
• 1. per il PD e il Centrosinistra, tramontata la candidatura della vincitrice delle Primarie Francesca Barracciu (ritiratasi in seguito ad aver ricevuto un avviso di garanzia), il candidato è Francesco Pigliaru;
• 2. per il Centrodestra si ripresenta il governatore in carica, Ugo Cappellacci; chi è contento di come è andata fin qui va sul sicuro;
• 3. i candidati “minori” sono: Pier Franco Devias (Fronte Indipendentista Unidu), Mauro Pili (ex-Pdl, per Unidos), Gigi Sanna (Mov. Zona Franca); 
• 4. unica donna la coraggiosa Michela Murgia, per Sardegna Possibile. 

I 59 seggi che verranno assegnati saranno così ripartiti: 20 i seggi alla circoscrizione di Cagliari, 12 a Sassari, 6 a Nuoro e a Oristano, 4 nel Medio Campidano, 4 a Carbonia Iglesias, 2 per l’Ogliastra e 5 a Olbia Tempio. 

domenica 9 febbraio 2014

Murgia, Renzi, la forza delle donne, la paura maschile e la politica della paura

Il (concretissimo) rischio che, anche per la nuova legge elettorale, si ricorra per l'ennesima volta al voto segreto per scongiurare emendamenti paritari, porta miseramente alla luce un timore che letteralmente attanaglia i politici maschi: il rischio di dover competere con le donne e dover, eventualmente, far loro posto. In Sardegna questo spettro prende corpo nelle parole di Matteo Renzi, sbarcato ieri sull'isola a invocare il "voto utile", che tanto utile non si è mai dimostrato, specialmente se si parla degli interessi femminili e, più in generale, dei temi cari alla politica femminile
"Il rischio vero è continuare a scegliere persone in nome di un ideale ma così si fa perdere il centrosinistra. Il voto alla Murgia mette a posto la coscienza, ma il voto a Pigliaru mette a posto la Sardegna", dichiara Renzi. E la sola risposta che sale alla mente è che, beh.. se scegliere persone in nome di un ideale - e in base a coscienza - fa perdere il centrosinistra".. forse il centrosinistra merita di perdere

Non prendiamoci in giro, per favore. Se Renzi si fosse astenuto dal lanciare anatemi di paura contro Murgia, forse questo post non sarebbe uscito. Ma riteniamo che se, finalmente, una donna decide di confidare in se stessa, sfidando da sola l'establishment rigidamente maschile, con programmi e contenuti, non si possa dribblare l'ostacolo accusandola con leggerezza di favorire la "destra".
E ci sovviene che la politica della paura è uno strumento tipicamente maschile, della più trita politica autoritaria. Assecondarla per tanto tempo ci ha portato in un vicolo cieco; per questo ci auguriamo che il ricatto pauroso del "voto utile" abbia fatto il suo tempo.
Quello che dovrebbe interessare davvero sono poche cose, e precise: la storia personale delle persone che si candidano, i loro programmi, le persone scelte per la propria squadra e il metodo con cui le scelgono.
Ps • il loghino "madreterra" nella foto di Murgia NON fa riferimento a nessun gruppo o organizzazione, ma a un ideale, appunto, che pensiamo dovrebbe essere al centro delle preoccupazioni di tutt*. L'abbiamo aggiunto noi: non ci è sfuggita l'attenzione di Murgia, infatti, per il rispetto ambientale e la sostenibilità come guida alle scelte di sviluppo.


sabato 1 febbraio 2014

1 febbraio le donne sarde con #Womenareurope

Donne sarde, donne italiane, donne spagnole, donne europee: una sola battaglia: per un'Europa laica e dei diritti. Per questo le donne di tutta Italia si stanno unendo alla rete #Womenareurope.
Oggi, 1 febbraio, l'appuntamento "insieme" a tutte le donne europee, è a Cagliari: via Garibaldi ang. via Oristano. Portate se potete una sciarpa viola e il cartello "yo decido".

martedì 19 novembre 2013

Apriamo le nostre case ai nostri concittadini

Il disastro che ha colpito la nostra isola si fa di ora in ora più grave (ormai 16 i morti accertati!) - e i soccorsi non sono certo efficaci come nell'Illinois, che ha subito nelle stesse ore la furia di molte decine di uragani contemporanei. In rete è partito subito l'auto-aiuto.
Vi segnaliamo in primis la pagina di servizio AllertameteoSarnata oggi, per affrontare l'emergenza, è da usare esclusivamente per dare disponibilità concrete, o notizie verificate di emergenze in atto.
I cittadini, dal canto loro, si sono rapidamente attivati dal basso: a partire dalla giovane Alessandra Sanna, di Olbia, che ha lanciato la prima misura, logica e urgente, dopo che la furia del vento e dell'acqua si è abbattuta sull'isola: la misura dell'aiutiamoci fra noi, messa in moto con l'evento "apriamo le case ai nostri concittadini".
Il suo appello ad attivarsi in tutta l'isola parte da Olbia, sua zona ma anche punto particolarmente colpito - e non è l'unico: subito un altro evento simile è già comparso su facebook - tuttii invitano i loro contatti ad aprire la propria casa per ospitare chi ha difficoltà ad arrivare alla propria abitazione. Le risposte non tardano: non solo chi offre una stanza in casa sua, ma anche hotel e Bed & breakfast offrono letti e pasti caldi; altri offrono mezzi di soccorso o le loro capacità e comptenze, oppure braccia per aiutare; altri offrono oggetti di prima necessità (vestiti, coperte, detersivi, giocattoli, medicine). Questo è quello che si deve fare nell'emergenza.
Ricordando anche.. che c'è una sola cosa da guadagnare da certi disastri - come ci ha insegnato anche il terremoto in Umbria: ed è la riscoperta di una solidarietà che può tornare a legarci, insegnarci un modo totalmente rinnovato di vivere ed affrontare i problemi.

Notizie utili
Il centralino del 115 va (ovviamente) continuamente in tilt. 
Altri numeri per le emergenze sono: 
• zona Olbia: 0789 69502; 0789 52020; 366 6617681 
• zona Uras: 348 7074692; 347 1240911.
• per segnalare guasti e black out: 803 500 (Enel)
• a Berchidda servono gommoni e mezzi pesanti: telefonare a 3346837575
• pagina specifica nata oggi su fb, dedicata: AllertaMeteoSAR
• chi ha spazio in casa o strutture alberghiere può mettersi a disposizione della protezione civile usando su twitter l'ashtag #‎allertameteoSAR : da usare solo per segnalare emergenze. 

E poi?
E poi c'è un'altra cosa da fare: smettere di accettare questi eventi come "fatalità", perché non lo sono. Il mondo è flagellato ovunque da eventi tutti collegati, una relazione che colpevolmente si continua a ignorare.
Anche in Europa e in Italia gli eventi climatici catastrofici diventeranno sempre più frequenti, come è già avvenuto nelle aree del mondo più soggette a uragani. 
Una situazione che si fa sempre più grave per una ragione precisa: i nostri governanti NON fanno alcuna politica di riparazione (e tantomeno di prevenzione), rispetto alle condizioni ambientali e climatiche del paese, sempre più devastate.
Ecco perché dalle donne per il clima si è levato un appello-dichiarazione urgente, che invita tutt* ad attivarsi subito, a livello mondiale, nella vita privata, nll'educazione, nelle professioni e in politica, ciascun* secondo le proprie possibilità e competenze. Ascoltiamole:

martedì 15 ottobre 2013

Ricominciamo da noi: ma non da sole

Dopo la nuova bocciatura della doppia preferenza, che il Consiglio Regionale Sardo (come già quello pugliese) ha portato a casa con il nobile metodo del voto segreto), se mai ce ne fosse stato bisogno abbiamo definitivamente compreso che dobbiamo partire da noi, senza aspettarci niente dai partiti. Iniziamo a scrivere una storia nuova.
Si narra da secoli che la Sardegna sia una regione matriarcale, scrive il blog Un altro genere di Comunicazione, dove alla donna viene affidato un ruolo dominante e che questo sia fortemente radicato negli usi e costumi sardi sin dall’antichità. Ma quando si dà uno sguardo alle statistiche è facile rendersi conto che questa regione risulta tra gli ultimi posti in Italia per numero di donne occupate e per l’inserimento delle donne nelle stanze del potere.
In effetti, anche questa ennesima beffa lo conferma, dobbiamo aspettarne altre? L'intelligenza e il giudizio li abbiamo, facciamoci dunque valere: fiere di essere donne, consapevoli del nostro valore, facendo della nostra tradizione il terreno del rinnovamento di cui abbiamo bisogno.
Non da sole, però! Questo strumento fa parte di una rete e in ogni regione siamo tante: l'invito a tutte è a collaborare, non solo per sostenerci a vicenda nelle battaglie comuni, ma per iniziare a sostenere la politica femminile ad ogni livello, per fare rete, nel rispetto delle differenze, per contenuti che sono negli interessi di tutti e di tutte, cercando di mettere a punto un metodo di lavoro nuovo. 
Feminas sardas: vi invitiamo a leggere le "pagine" informative di questo blog, e a mettervi in contatto con noi per iniziare una strada insieme.